.

.
Visualizzazione post con etichetta Assicurazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Assicurazioni. Mostra tutti i post

domenica 3 maggio 2015

Etica e morale

Sono settimane che mi dibatto tra dubbi etici. 
Il lavoro va male, è ora di ammetterlo con franchezza; praticamente in tre anni il portafoglio dell'Agenzia si è ridotto di un terzo, spanna più, spanna meno. L'Infame ha dato il suo apporto, non c'è dubbio, ma non è assolutamente solo causa sua, anzi, non voglio dargli un'importanza che non ha. Tra l'altro, sono più che certa che in tempi meno duri non avrebbe fatto che danni minimi, da lieve venticello, nonostante il palese furto di contratti, nomi e dati vari; purtroppo, in annate magre come queste andare da un Cliente sventolandogli sotto il naso la fotocopia della sua Polizza e affermando che gliela rifarai uguale-uguale-identica al venti-per-cento-in-meno ha indubbiamente un certo appeal. Anche tra i Clienti più attenti e svegli, intendo, che in tempi non sospetti gli avrebbero sbattuto la porta in faccia. Figuriamoci tra la gente più semplice, tanto per usare un eufemismo, che non andrà mai a controllare che sulla Polizza dell'officina in effetti sì, gli stai facendo spendere il venti per cento in meno, ma semplicemente perchè stai assicurando il venti per cento in meno sui capitali (è molto insidioso, confrontare il premio pagato l'anno scorso mentre i capitali che assicuri sono quelli di dieci anni fa...). Oppure su determinate garanzie che prevedono una franchigia di 250 Euro, gliene schiaffi una da mille. Sento la bile che secerne in abbondanza, quando parlo di lui, quando anche solo PENSO a lui, io che credevo che - dopo più di due anni - non dico mi fosse passata, ma almeno si fosse un po' sopita. E' che in questi giorni si è rifatto vivo, da alcuni Clienti molto affezionati a me, e questa idea che dopo due anni ancora non se ne vada a cercarsi Clienti propri, nella zona ben distante da qui dove lavora adesso, ma sia di nuovo lì, a pescare nel mio acquario tanto è gratis, mi fa meditare propositi omicidi.  
Comunque, dicevo, non è causa sua. E' che - dai e dai e dai - è proprio cambiata la mentalità della gente, in generale. Prendiamo ad esempio le Compagnie on-line: io non le ho mai considerate delle vere concorrenti, perchè si rivolgono ad una clientela completamente diversa da quella che entra in un'Agenzia. Attenzione, non è nella maniera più assoluta una questione di prezzo, anzi, devo dire che più le Compagnie dirette (almeno, le tre-quattro maggiori tipo Genertel, Genialloyd, Linear, che sono realmente degli ottimi marchi) si organizzano con servizi e assistenze complete, e propongono Polizze senza strane rivalse e limitazioni, più i loro premi assomigliano ai nostri, è proprio la scoperta dell'acqua calda. E poi, ultimamente la Compagnia per cui lavoro io ha tariffe RCA talmente basse che spesso riesco anche a starci sotto, ai premi delle On-line più serie, sempre che io lo voglia, ovvio (già spiegato un milione di volte che lo sconto generalizzato a pioggia a tutti i Clienti, anche a quelli che vogliono solo il "minimodelminimodelminimo", è nefasto: lo sconto, anche di entità importante se serve, va conservato per quei Clienti che, nei limiti delle loro possibilità, scelgono di diventare "globali" per l'Agenzia, vale a dire si fidano dei nostri consigli e tutelano anche altri aspetti della propria vita oltre ad ottemperare ad un fastidioso obbligo di legge per le proprie autovetture). 
La differenza tra il Cliente-tipo delle Compagnie dirette e il Cliente-tipo delle Agenzie è puramente comportamentale: il primo trova che arrangiarsi, inserire tutti i suoi dati nel computer, dialogare tramite un software sia figo, l'altro invece no, lo vive con ansia, non sa come cavarsela. Non c'è altro. E va benissimo così, per carità! 
Sicuramente il primo dei due ricade spesso in una fascia di popolazione più giovane, ma mica sempre. Il primo è quello che ama potersi collegare a Internet alle due di notte di domenica, per farsi un preventivo su e via, giusto perchè ha la comodità nelle mani: ha ragione da vendere, io di certo non apro l'Agenzia alle due di notte perchè gira la fregola a lui. Il primo AMA l'autonomia, l'indipendenza, la comodità data da Internet, a costo molte volte di mettersi a studiare argomenti non suoi per informarsi più a fondo e in modo responsabile (qui ovviamente faccio riferimento solo a quelli bravi, che si aggiornano sulle pieghe delle condizioni contrattuali nei singoli siti delle varie Compagnie, che leggono tutto prima di flaggare le caselle, non certo ai molti deficienti che si limitano a usare - e male! - qualche pseudo comparatore che alla fine ti vende qualcosa che non sai cos'è ma che al comparatore fa guadagnare bei soldi, visto che il comparatore altro non è che un Broker come un altro). Il secondo invece o non ama proprio per niente Internet, o non sa usarlo bene, o non lo trova comodo, o lo trova troppo impersonale, chi lo sa, magari tutte queste cose insieme. Magari ama semplicemente chiacchierare un po', o ha più tempo libero nei nostri orari di apertura. In ogni caso, il secondo sceglie di FIDARSI, perchè assicurarsi presso un'Agenzia (di qualunque marchio, in qualunque posto del mondo) significa sotto sotto esattamente questo: scegliere un professionista nelle cui mani mettere i propri rischi, i propri risparmi, le proprie tutele. Scegliere di delegare una specifica persona (che sai che non ti prende in giro e non lo farà mai) affinchè sia lei a leggersi tutte le condizioni contrattuali, a valutare i vari tipi di coperture, e in base a quanti soldini puoi effettivamente destinare alla prevenzione ed alla protezione della tua famiglia - mica sempre tanti, mica sempre tutti, devi pur mangiare e vivere - ti proponga qualcosa che davvero ti serva. Certo, se poi riponi male la tua fiducia e/o credi alle parole di professionisti non degni di questo nome che ti tirano il bidone diventa un problema, ma nè più nè meno di quando succede nelle amicizie, o negli altri aspetti della vita. E' un rischio che si corre quando si dà fiducia a qualcuno, l'alternativa è non fidarsi di nessuno e diventare da autodidatti veri esperti di assicurazioni, impresa, credetemi, che può rivelarsi ardua. 
Quindi: sono tantissimi anni che esistono le Compagnie dirette, e più di tanto non ci siamo mai pestati i piedi a vicenda, perchè i nostri rispettivi Clienti-tipo sono sostanzialmente e profondamente diversi, equamente e amabilmente suddivisi, un po' di qua e un po' di là. Fin qua, tutto chiaro.
Invece, il perdurare di questo strano e melmoso stato di difficoltà che ci circonda, il restringersi sempre di più dell'imbuto in cui ci troviamo tutti, ha sparigliato le carte. La gente si è incattivita, si è fatta aggressiva, si guarda le spalle e morde, morde, morde sempre. Faccio un esempio, racconto un episodio reale che per me è stato il cosiddetto "fattore scatenante" per i dubbi etici e per tutto ciò che ne consegue e ne conseguirà: l'altro giorno è passato in Agenzia un nostro Cliente. Cliente-tipo nostro, persona di cui sappiamo tante cose, uomo molto dolce e buono che qualche anno fa è rimasto vedovo ed ha pianto la moglie a lungo, dopo una dolorosa malattia. E' stato male, è uscito dalle spire della depressione grazie ad un amico che l'ha letteralmente trascinato fuori casa, a zonzo nelle sale da ballo, facendogli prendere lezioni, finchè in una di queste sale ha incontrato una brava signora (sola anche lei) che è diventata la sua nuova compagna. E' evidente che mica l'ho fatto spiare di nascosto quest'uomo, tutte queste cose ce le ha raccontate lui, volontariamente, nel tempo, assieme alle difficoltà dei due figli per il lavoro, la figlia femmina, bellissima da concorso (le tiene nel portafoglio, le foto delle selezioni per Miss Italia), e il maschio, che lavorava in un'Azienda che assicuravo io e adesso vive all'estero perchè si è innamorato. Questo per mettere in evidenza il tipo di rapporto di confidenza che c'è tra lui e il suo assicuratore, cioè io. 
Occhei, l'altro giorno è venuto da me con un preventivo della concorrenza (ovviamente non Internet, perchè non è QUEL Cliente-tipo), pari a meno di metà di quanto stava pagando lui, e me l'ha dato da guardare: un preventivo normalissimo, con la RCA, l'Assistenza Stradale, e basta. Mentre lui aveva anche, nell'ordine: Incendio, Furto, Grandinate, Vandalismi, Rottura Cristalli, Infortuni del Conducente e Tutela Legale. Praticamente tutto, gli mancava solo la Kasko, ma quella costa, non l'aveva mai voluta considerare. Tra l'altro, nel preventivo che aveva in mano il massimale RCA era il minimo di legge, nella sua Polizza invece tutt'altro, ci girava una quarantina di Euro solo per quello. Facendo i conti con la sola RCA minima e l'Assistenza,  da me avrebbe speso meno rispetto al preventivo che aveva in mano, direi abbastanza meno. Ma lui si è incazzato, ha alzato la voce, si è agitato parecchio e ha pronunciato queste magiche paroline: "E' colpa mia, dovevo svegliarmi prima. Dovevo capirlo che potevate fregarmi". Credo che una pugnalata in piena schiena mi avrebbe fatto meno male. E' su questo che gioca sporco, ancora, l'Infame (anche se il preventivo non era suo)! E' per questo che non c'è più spazio per un assicuratore che sappia e voglia fare il suo lavoro come si deve! Abbiamo cercato di spiegarci reciprocamente, ma eravamo chiaramente su posizioni opposte: lui è convinto che io, consulente in cui aveva riposto la sua totale fiducia, debba fargli spendere A PRESCINDERE meno possibile (me l'ha proprio detto: "Paola, dovevi capirlo da sola, con questa crisi", certo, ma ammetto che non sono telepatica, non ancora, almeno). Io invece sono convinta che, proprio a causa di "questa crisi", se ti fai male o ti ciullano la macchina potresti avere dei problemi ben più grossi di duecento Euro all'anno (o "poco più di di sedici Euro al mese", trasponendolo in questo orrendo linguaggio rateale che ora come ora va tanto di moda). Senza contare che ogni anno ne parlavamo, ne ragionavamo, e lui era sempre stato d'accordo con me (e al limite, se avesse voluto ridurre le coperture al minimo, bastava che me lo chiedesse, mica c'era bisogno di agitarsi!), quindi questa esplosione di sfiducia è emersa, come una bolla velenosa, nell'arco degli ultimi dodici mesi. La "crisi" è andata ben oltre, oltre la manfrina del risparmio, oltre il pensare che risparmiando trenta Euro all'anno sull'assicurazione, o sulla bolletta del gas, si risolva un intero ménage familiare (famiglia composta da quattro persone spesso dotate tutte e quattro di smartphone di ultima generazione): ha intaccato la fiducia nelle persone. Siamo tutti contro tutti. Tu mi freghi, io ti mordo. O ti mordo direttamente, tanto presumo che tu mi possa fregare. 
Vengo al punto, e questa volta definitivamente, promesso. Con queste premesse, se viene a mancare la fiducia di base, viene giù tutto il palco. Fai due conti, e l'Agenzia si riduce di un terzo in tre anni. Di mirabolanti nuove entrate non vedo ombre amiche all'orizzonte, anche perchè ormai siamo tutti presi in questa guerra tra morti di fame, e anche se arriva roba nuova è sempre e solo robetta. Perdi robetta vecchia e arriva robetta nuova. Cosa fa un'Agenzia che ha in organico tre impiegate quando il suo portafoglio si è ridotto di un terzo? Suvvia, il passo è breve e il conto è facile: una deve stare a casa. Subito, presto, perchè se continuiamo di questo passo, se il trend è questo, tra qualche mese non sarò neanche in grado di pagare gli stipendi. E io sto male, malissimo. Sto male perchè vedo disperazione tutt'attorno, e so che ne aggiungerò altra. Sto male perchè continuo a vedere e sentire quelle oscene pubblicità in cui le allegre famigliole sono contente perchè i Famosi Supermercati tengono i prezzi bassi per "aiutare gli italiani", c'è anche il nonnetto sempliciotto che tanto per cambiare ha la calata veneta (chissà perchè, quando c'è il tonto di turno parla sempre senza le doppie), e poi qui da me si stupiscono perchè ottanta-dico-ottanta persone sono state lasciate a casa, da un supermercato. Parla una che non fa l'economista, ma se continuiamo a grattare i prezzi senza fare altro arriveremo ad un punto di non ritorno (a naso direi che dovrebbe essere più logico alzare i salari per aumentare i consumi, possibilmente agendo sull'enorme peso delle tasse sui salari stessi, ma ripeto: mai capita una cippa di economia). Mi sta bene un po' di sana concorrenza, non amo di certo il monopolio (su tutto, dalle assicurazioni al formaggio, dai mobili al salame, dai vestiti alle automobili alle utenze telefoniche alle sigarette), ma fino ad un certo punto: se oltrepasso quel punto, quel margine che permette un guadagno, allora diventa sterminio. Guerra tra i poveri. Abbasso i prezzi ma licenzio, ed inizia una spirale senza fine. La concorrenza va bene finchè crea posti di lavoro, non quando ti attacca alla canna del gas. 
Una deve stare a casa.
Una deve stare a casa.
Una deve stare a casa.
Sto male. 
Non solo perchè, egoisticamente, a me sono sempre servite tutte e tre, così diverse: c'è quella intelligente e precisa, che difficilmente sbaglia quello che fa, ma ai Clienti sembra distaccata e fredda (probabilmente è l'effetto di un'eccessiva timidezza) e quindi ha ruoli da amministrativa pura, che in Agenzia ormai sono poco sostenibili, devono mettersi a vendere anche le sedie, tra un po'. Poi c'è quella che non si capisce un tubo quando parla, però è sempre pronta e disponibile ad ogni nuova iniziativa (salvo sbagliare un po' troppo spesso cose di estrema semplicità spiegate trecentomila volte), e poi è davvero una gran gnocca fisicamente, i Clienti ci fanno la coda, soprattutto d'estate. Infine c'è quella cicciottosa che sa sorridere, che è la più commerciale di tutte e ha sempre saputo usare la parola giusta al posto giusto al momento giusto, che piace un sacco per empatia, però è stanca, parecchio stanca, non ha più tanta voglia di impegnarsi, non sempre fa le cose che le chiedi. Non più; in compenso fa molti più errori. 
Sto male perchè conosco le situazioni di tutte e tre, e so perfettamente quanto ad ognuna serva, questo lavoro, per le motivazioni più disparate, non sempre economiche, a volte anche di impegno personale e mentale, per avere la coscienza di una realtà diversa (spesso più importante, questo, dello stipendio in sè). 
Sto male perchè mi chiedo se serve davvero, arrivare a questo punto. Magari è ora che smetta io, invece. Magari non sono più fatta per questa professione, per questa professione come è diventata ORA. Forse sopravvivono solo i più aggressivi di noi, o i più ballisti, chi lo sa, di certo io sono una che non stressa, non sono aggressiva proprio per niente: non chiamo la gente a casa di sera mentre mangia, non mi piazzo fuori della porta, non forzo la mano a nessuno, mai. In un mondo in cui c'era chi si fidava io avevo un mio perchè, e anche bello grosso direi, ma in un mondo di cane-mangia-cane che ci sto a fare, con le mie mille attenzioni, con i miei scrupoli, con la mia consulenza a volte fine a se stessa ma solo per il gusto di averla fatta, anche se il Cliente non ha firmato niente, ma è informato e soddisfatto.
Certi mestieri finiscono, con naturalezza. Mi sento tanto un maniscalco, con tutto questo amore per le zampe dei cavalli mentre sta arrivando, prepotentemente, l'automobile.
Mi chiedo se serve che io sacrifichi una dipendente, che è una persona, una vita, e che con ogni probabilità (per età, attitudini e capacità) non troverà mai più un altro lavoro, se poi magari tra qualche mese sono io stessa a mollare, e allora tenendo duro potevo lasciare un organico da tre a chi subentrerà a me, al probabile cazzutissimo aggressivo ballista. Certo, nell'immediato risparmierei parecchio, tanto da tener duro per un altro anno o due, ma poi? Poichè nessuno ha certezze, è giusto sacrificare una pedina del gioco solo perchè ho il potere di farlo? Ma del resto, mi ripeto, ho bisogno anche io di una boccata d'aria, visto che i costi sono sempre quelli mentre i guadagni sono un terzo di meno, e checchè ne dicano quei grandissimi fenomeni dei Sindacati (un grosso bubbone, un enorme handicap di questo Paese! Avevano un senso a inizio Novecento, quando gli operai morivano nelle fabbriche sprangate senza alcuna tutela, non certo adesso per alimentare solo ed esclusivamente i loro nomi e i loro privilegi, ingessando il mercato del lavoro!) non posso farmi carico di un dipendente che non mi serve più, che non riesco a pagare, solo perchè lui "ha bisogno di uno stipendio". Mica mi cascano dal cielo, i soldi! Ecco, se penso ai Sindacati le lascerei a casa tutte e tre di corsa, subito, senza tante manfrine. Come tanti Colleghi professionisti (assicuratori e non) con cui mi sono confrontata, che da tempo ormai non pagano più le tredicesime e le quattordicesime (cosa per me inconcepibile, illegale, piuttosto si deve trovare una soluzione alternativa ma non puoi snaturare il contratto di chi lavora per te, è un furto).
Invece penso a loro, accidenti, al bene che voglio a tutte e tre, e sto un male cane. 

domenica 2 novembre 2014

Coma informatico

Mi sa tanto che dovrò assentarmi per un po'. Motivi professionali. Motivi di quelli che tengono parecchio occupata la mente, oltre che monopolizzare la quasi totalità delle giornate, e delle settimane. Un vero peccato, per me di sicuro, visto che sarà alquanto improbabile rimettermi a scrivere in tempi brevi, e Dio solo sa quanto mi rilassi e mi faccia stare bene scrivere.
Vari amici, che lavorano in Banca (Banche diverse, che nel tempo hanno subito fusioni, acquisizioni, accorpamenti, tutte quelle simpatiche manovre che sulla carta sono semplici operazioni finanziarie e nella realtà invece sono capaci di provocare ben altro, dall'esaurimento nervoso al divorzio), mi guardano con aria tra il complice ed il compassionevole, come se pensassero: "Era ora che toccasse anche a voi". A dirla tutta a noi era già toccata, quando la mia gloriosa Mandante fiorentina fu comprata dalla spregiudicata famiglia di affaristi già proprietari di una nota Compagnia di Assicurazione torinese (giusto per finire di spolparla del tutto in un decennio), ma quella fusione era stata una passeggiata, una bazzeccola rispetto a questa. 
Posso dire che tutto sommato ne eravamo usciti indenni, forse il modo di approcciare le cose, il sistema-lavoro, la filosofia di base erano le stesse, chi lo sa. O forse io ero più giovane, e mi spaventavo meno (anche se ne dubito). Più probabile che fosse il mercato ad essere diverso, anzi per certo lo era, dieci anni fa: giravano molti più soldi, e quindi la gente era molto più tranquilla, meno incazzata ed aggressiva. E poi (io mi scuso se torno sempre lì, ma devo pur incolpare i miei demoni personali di questo stato di cose) non c'era ancora niente di "social", la posta elettronica si usava ma con moderazione, se la tecnologia degli uffici si impallava per qualche giorno si proseguiva con calma e tanti sorrisi scrivendo a mano o usando il telefono. Dieci anni, cioè NIENTE, eppure tutto, da questo punto di vista.
Ora provate ad entrare in un'Agenzia d'Italia a caso degli ultimi nati del Gruppo Unipol (non dovrei far nomi, ma chi conosce un pochino il mondo assicurativo l'ha già capito da un bel pezzo per chi lavoro io) e pronunciare le paroline magiche "Migrazione-a-Essig": poi, preparatevi a scrivere un intero trattato, tutto vostro, sulle manifestazioni principali dell'isteria di massa.
Succede che questi sono tecnologicissimi, e ci tengono ai loro sistemi informatici più che alle loro stesse mamme: non saremo un'unica Azienda fin quando non adotteremo lo stesso sistema informatico, disse apponendo la firma il nostro Direttore Generale. Che poi, detto tra noi, è davvero cazzutissimo (uno dei pochi Direttori Generali di Qualcosa in Italia a non avere il titolo accademico davanti al nome, e già questo la dice lunga: la sua è tutta esperienza, esperienza vera), ha un'aura di idee chiare e spicce che si vede lontano un chilometro, cioè la distanza media da cui lo guardo io alla Mega Riunione Annuale, quella in cui mi appiccico alle pareti sperando che nessuno mi noti (la prima volta le pareti e buona parte delle uscite erano occupate da una sfilza di hostess strafighe giovanissime, di quelle che ti sporgono i pasticcini guardandoti dall'alto del loro tacco dodici, noleggiate in stock per l'occasione; forse poi qualcuno ha fatto notare che, tutto sommato, noi Agenti saremmo stati più felici con meno hostess sulle porte e con qualche soldino in più nelle tasche, perchè la seconda volta non c'erano e io ho potuto piazzarmi in posizione strategica). 
E poi ha quel mantra tutto suo, lo ripete continuamente: "Noi vi abbiamo comprato, noi vi abbiamo salvato dal fallimento, quindi adesso fate tutto quello che vogliamo noi", assunto che fa sorridere, considerando che non è propriamente una frase democratica o "di sinistra", estrazione lontana della quale tutti loro sono così fieri. Sostanzialmente però è la pura verità: loro ci hanno comprato, loro ci hanno salvato dal fallimento. Sarebbe carino - e quanto meno logico - che ci imponessero solo le loro cose migliori, e prendessero da noi le migliori nostre, ma sembra sia più semplice e rapido cacciarci tutti di sana pianta all'interno del loro sistema, anche se per certi aspetti ci riporta indietro di decenni. Semplice, rapido, certamente non indolore. Perchè si dà il caso che le Agenzie che devono "fare tutto quello che vogliamo noi" siano un numero impressionante, e non è cosa da nulla rivoltarle TUTTE come calzini dal punto di vista informatico in pochi MESI. 
Dev'essere andata come nei telefilm americani polizieschi, dove c'è sempre il Capitano di turno, o comunque il Capo del distretto (solitamente donna e di colore, che fa tanto politically correct, quella ormai vintage di Law & Order era anche cicciottella giusto per completare il quadro), che dice ai due detective, quelli che son giorni che si sbattono per trovare i cattivi: "Voglio il colpevole, e lo voglio entro questa sera". Della serie: finora non avete fatto una cippa, ma visto che adesso ve lo ordina il Capo vedete di muovervi alla svelta e risolvere il caso. Nei telefilm è sempre perchè il Procuratore minaccia di far saltare qualche testa, o perche il Sindaco di N.Y. è molto agitato e ha la stampa che lo assedia, ma non credo che i vertici della mia nuova Mandante abbiano questo tipo di pressioni. E' solo che hanno fatto dei piccoli errori di valutazione, ma non voglio spingermi oltre nelle mie considerazioni personali perchè poi finirei per dare a tutta questa storia una connotazione politica, uscendo dal seminato. Però, accidenti, certe similitudini sono davvero inquietanti.
Torniamo a noi. Per ora siamo solo all'inizio. La prima fetta d'Italia che parte con questo travaso massivo è il Triveneto (eccheccavolo, tutte le fortune ci toccano), probabilmente perchè lavoriamo tanto, e se dovremo lavorare ancora di più non ci spaventa. Mi piace pensare che sia perchè siamo i più bravini, e quindi ci fanno fare da apripista per tutti gli altri (oppure è perchè siamo i più bischeri, e non ci lamentiamo). Per installare il sistema che vogliono loro e lavorare con i computer che vogliono loro (che - va ammesso - quanto meno ti passano in comodato gratuito) devi stravolgere quasi totalmente l'impianto di cablaggio dell'Agenzia, a spese tue. Il mio taci che l'avevo pagato nuovo e pronto, visto che ho traslocato qua l'anno scorso (giusto un anno! Certo che Novembre è proprio un mese movimentato, ultimamente). 
Arrivano gli scatoloni con i macchinari nuovi, e non sai quando verrà il Tecnico a montarli, oppure lo sai, ma te lo dicono oggi per domani (alla faccia della paralisi totale del lavoro quotidiano che ne consegue). A me è toccato un Tecnico sveglio: giovane, preparato, e pure un filo carino. Il mio solito c/lo, visto che a tanti Colleghi sono toccate coppie di emeriti rimbambiti assunti per l'occasione dal subappaltatore del subappaltatore del subappaltatore, che non sapevano nemmeno come si accendeva un computer, e in alcuni casi hanno tagliato anche i fili del telefono per sbaglio, lasciando il Collega, oltre che paralizzato, anche isolato dal mondo esterno. Questo bel ragazzotto friulano varca la porta del mio ufficio e come prima cosa mi fa: "Quel portatile lì non fa girare il programma, vai a comprartene uno nuovo subito". Certi addii destabilizzano, soprattutto se il "portatile lì" mi accompagna ormai da anni e al suo interno custodisce gelosamente centinaia di files (testi Word di ogni cosa, dalle clausole delle Polizze Rischi Industriali ai Pdf autorizzati Isvap delle campagne di vendita, alle bozze dei miei post che non hanno ancora visto la luce - e forse alcuni mai la vedranno, dalle scansioni delle autentiche della mia collezione, dei disegni di prigionia del mio nonno Tano, alle tante foto del mio mondo degli ultimi anni) che opportunamente travasati nel nuovo fiammante portatile nemmeno si aprono, perchè di preinstallato non c'è niente, manco uno straccio di Office di prova. Del resto sono cose che capitano, se ti fiondi nel primo Store disponibile (e per fortuna che il nuovo ufficio è in pieno Parco Commerciale), agguanti un commesso a caso e chiedi - indicando altrettanto a caso una catasta di oggetti a forma di PC portatile - qualcosa che sia nuovo, semplice, adatto per una persona che odia la tecnologia e non sa niente di informatica, nemmeno esattamente quali programmi dovrà usare, e possibilmente con dentro Windows 7, perchè l'otto me l'hanno sconsigliato solo guardandomi, pare sia una questione di avversione. 
Il Giovane Commesso Agguantato A Caso dice con sorrisetto di compatimento nei confronti della Povera Vecchia che i computer con dentro Windows 7 non li fanno più da due anni, ti cucchi l'otto e corri in ufficio, visto che nel frattempo il baldo Tecnico ha scoperto che - di tutti gli scatoloni presenti - nessuno contiene il SERVER, il cuore del nuovo sistema, e quindi bisogna correre a prenderne uno in un'altra Agenzia dove ne erano arrivati due, guarda caso (doppio c/lo, in quell'Agenzia c'era stato il medesimo Tecnico, e quindi lo sapeva). Torni indietro di corsa sudando come un animale, così impari a mettere in ferie tutte le impiegate (a cosa serve tenere lì le impiegate, se l'ufficio non è operativo?) quando il pubblico entra comunque. O telefona. O aspetta fuori con faccia torva e minacciosa, dicendoti che non è un bel servizio trovare la porta chiusa con il biglietto "Torno subito. Firmato: Il Tecnico". Cose che dieci anni fa non sarebbero successe neanche in un film comico. Ci avremmo riso su con un buon caffè, visto che la macchinetta funziona ancora, riso del server finito per errore a Palermo, e della mia carta di credito alleggerita del costo di un portatile-al-volo in più, che magari con un po' di preavviso e studiando meglio le macchine presenti nemmeno serviva. 
Ma non potevo prendermela con il Tecnico, in primis perchè lui non c'entra niente, e in secundis perchè si trova anche lui in una spiacevole situazione: è appena stato licenziato, in diretta via telefono. Sono, questi, ragazzi che lavorano dodici ore al giorno da mesi, spesso senza pausa pranzo, lui avanza settecento ore di straordinario, gli dicono alle otto e mezza di sera dove dovrà essere alle otto e mezza di mattina del giorno dopo (sotto casa o a 200 chilometri indifferentemente), il tutto per 900 Euro al mese. Ha osato lamentarsi e al telefono gli hanno dato i dieci giorni, tanto fuori della porta c'è la coda. A parte il fatto che, secondo il mio modesto parere, anche se la storia della coda è vera un imprenditore lungimirante quelli bravi dovrebbe coccolarseli un pochino, la mia mente è andata a chi in questi giorni si indigna e fa casino perchè si vuole negare ai dipendenti pubblici il diritto di sciopero, mentre dell'esistenza di queste giovani bestie da macello nessuno parla. Chiusa parentesi. 
Comprendo che la gentile e preparata bestia da macello a quel punto avesse solo voglia di tornarsene a casa, perchè ha finito il montaggio in fretta e furia senza soffermarsi troppo sulle istruzioni da lasciare a me, per far funzionare i nuovi apparecchi. Soprattutto il portatile nuovo, che non va: ho chiamato la Telecom ma dicono che la loro linea ADSL è a posto, ho chiamato i nostri esperti informatici e dicono che la loro roba funziona perfettamente, e che non possono soffermarsi troppo su questi problemi di secondo piano visto che ci sono già le prime Agenzie totalmente paralizzate (io maligno che non gliel'aveva ordinato il cardiologo, al Direttore Generale, di travasarci tutti entro sei mesi, a blocchi di cinquanta, perchè così facendo il Servizio Assistenza si trasforma in un enorme imbuto di chiamate disperate, e vorrò proprio vedere che succederà a Dicembre, quando arriveranno i numeri grossi). Tuttavia ribadisco che con lo speed test risulta che il fiammante portatore di Windows 8 lavora a 156K, praticamente ho comprato un piccolo bradipo da compagnia. Qualche anno fa andavano di moda i furetti. Carino da morire, ergonomico e leggero, che non mi serve assolutamente a niente. E che, non potendo scaricare Office a 156K perchè ci vuole un mese e mezzo, custodisce i miei sacri file senza permettermi di aprirli, vuoi mai che debba fare una modifica ad una Polizza con clausolario e mi serva un testo specifico: mi tocca mandar via il Cliente.
Io, personalmente, già da un paio di settimane a chi mi chiede un preventivo per una Polizza Casa, o Infortuni, o Condominio, o per un negozio o un'attività, o chi più ne ha più ne metta al di fuori della R.C. Auto più stupida, sono costretta a dire: "Guardi, se ha intenzione di farla subito, e con subito intendo OGGI o domani al massimo, ok ne parliamo; ma se in realtà deve pensarci un po' su oppure ha una scadenza da disdire altrove tra qualche mese, non posso farci niente". Avrò altri prodotti, avrò altri listini. Di cui peraltro ora come ora non so quasi nulla. Alcuni (pochi, pochissimi) li ho già visti, e non grido al miracolo. Dell'enorme mole di tutti gli altri, il nulla. Nessun libretto disponibile, nessun tariffario. 
Sono più che convinta che viviamo in un periodo in cui il mercato (inteso come gli Assicurati e i papabili Assicurati) chiede solo due cose, solo due ma irrinunciabili: prodotti comprensibili, e rapidità di risposte. Solo dopo viene il prezzo basso, e in realtà è richiesta che riguarda più che altro la R.C. obbligatoria. Per il resto (una Polizza Infortuni, ad esempio), quando uno vuole un preventivo, il più delle volte senza neanche avere le idee chiare, si aspetta di sentire tre-quattro garanzie, le relative franchigie, i capitali, e il premio. Basta. E in fretta, in tempo reale, come se fosse lui, davanti al computer, non tu. Imbevuti di tecnologia, si lavora a compartimenti stagni, a schemini e foglietti da comparare. Uno schifo, per me che vorrei far due chiacchiere più che volentieri e illustrare qualcosa di più personale possibile, ma tant'è. Figuriamoci se, oltre a tutto, per rilasciare un preventivo ci metto due ore, con prodotti incomprensibili. O comprensibili, ma che non conosco, e ho diciamo una settimana per studiare di tutto punto (e non sono esattamente due o tre). Finisci per pensare prima ai tuoi problemi, ai tuoi casini, alle tue esigenze, che a quelle del Cliente, ed è un errore tanto madornale quando imperdonabile. 
Mi soffermo su questi pensieri in una domenica sera tipica delle nostre, da Veneto apripista, imbevuta com'è di umidità e di buio, mentre la mia Agenzia è in una sorta di limbo (nuovo hardware, vecchio software), in attesa della Grande Migrazione. La prossima settimana, tre giorni di corso che mi renderanno espertissima, e poi arriverà lui, il Nuovo Sistema Operativo con un nome talmente assurdo (chissà se lo sanno, che vuol dire Aceto in tedesco) che - già sappiamo - nelle Agenzie che hanno fatto da test nazionale ha scartato casualmente Polizze senza preavviso, eliminato tutti i Contatti dalla posta elettronica, mischiato svariate anagrafiche della Banca Dati Clienti, impallato i programmi di contabilità ed altre amenità simili. Credo sarà la mia rivincita, visto il mio livello di informatizzazione pari a sotto zero; i miei brogliacci fatti a mano saranno indispensabili. I rapporti umani prevarranno, lo spero, su macchine inutilizzabili se non inutili. Il sorriso abbatterà la paralisi. Ma ciò comporterà l'ennesima full immersion... 
L'anno scorso sono uscita dal "trauma del trasloco" a Firenze, grazie ad una Mostra a Palazzo Strozzi: dopo mesi in apnea ancora una volta l'arte era stata aria, era stata vento, era stata sole. Non so assolutamente quando e come, ma già pregusto quale sarà la scintilla, quale Mostra porterà in superficie questa nuova bolla che sta solo aspettando di formarsi. Non lo so, ma uscirne sarà di sicuro bellissimo.

domenica 17 agosto 2014

Futuro?

Ci sono cose che mi inquietano nel profondo. Professionalmente, e personalmente; ma in fondo, con il lavoro che faccio (al quale continuo cocciutamente ad attribuire una funzione sociale), direi che l'aspetto professionale è spesso strettamente legato all'aspetto personale. 
Una di queste, ad esempio, è l'atteggiamento dei giovani/giovanissimi nei confronti di tutto ciò che è "prevenzione"... parliamo quindi del fulcro del mio lavoro, direi. Non si tratta di scegliere una Compagnia piuttosto che un'altra per la mera R.C. Auto obbligatoria per legge, e possibilmente scegliere a prescindere quella che costa meno; siamo ben oltre questa semplice operazione. Siamo di fronte a persone (e non più bambini, sottolineo, persone ormai cresciutelle, che se ancora non occupano posti importanti se non apicali nelle aziende, nei consigli di amministrazione, in politica o in quello che volete voi, sicuramente li occuperanno entro una decina d'anni) che rifiutano tout-court di pensare a qualcosa che possa accadere oltre "domani". Dopodomani, suvvia, siamo magnanimi, o al massimo il mese prossimo. 
E non se ne vergognano per nulla, ne ho già parlato in un post precedente descrivendo le discussioni dei miei condòmini per decidere se acquistare un portaombrelli che prevedeva la spesa di venti Euro a famiglia. Niente da fare: con venti Euro mi pago le sigarette, piuttosto. Belli, chiari e decisi come il sole. 
Gente come me, gente che fa questo lavoro con passione e perchè ci crede (e con soddisfazione, quando annunci l'arrivo di corposi bonifici che salvano il lato B a famiglie in difficoltà per improvvise spese mediche, o aziende senza più il capannone eccetera eccetera), ci ha messo una trentina d'anni, dai tempi in cui io andavo ancora al Liceo, a convincere l'Italia e l'italiano medio che non solo era necessario, era addirittura DOVEROSO pensare alla prevenzione, pensare a difendere i propri beni da eventi accidentali, pensare a proteggere la propria persona dagli infortuni, pensare ad integrare la pensione. 
E' bastata mezza generazione per ripiombare indietro di oltre un quarto di secolo, e questo pensiero da figlio-dei-fiori-che-non-pensa-al-domani sta ora facendo il percorso inverso, cioè sta aggredendo anche lo zoccolo duro della generazione precedente, quella che PAREVA aver compreso l'importanza di certe scelte e invece adesso sta azzerando tutto, perchè in fondo è più bello, più semplice, più disincantato vivere alla giornata, tanto "cosa vuoi che succeda"...
Sono mesi che rimugino su questa cosa, perchè ormai le volte che ci discuto in ufficio e/o fuori con Clienti giovani non si contano più. E a me piace CAPIRE, mi piace calarmi nella testa delle persone con cui discuto, mi piace analizzare il perchè di certe risposte (intendo, se ci arrivi con un ragionamento ben definito oppure se sei realmente deficiente e parli per frasi fatte solo perchè le hai sentite in televisione). 
Poi mi è successo questo: ho partecipato ad un corso, uno dei tenti corsi di formazione che noi Agenti dobbiamo fare per forza, non importa se li segui o no, non importa se interagisci o no, oppure se dormi o se passi tutte le otto ore d'aula a giocare con lo smartphone, all'IVASS basta che tu abbia tot ore di formazione all'anno per confermarti abile ed arruolato (del resto, chissà se il cane magro del gioco a quiz riesce a firmare il foglio presenze con la zampetta). 
Un corso sulla Previdenza Complementare (neanche li conto più), che questa volta però non era tenuto con il solito taglio commerciale (noi abbiamo i prodotti migliori, noi siamo i più bravi di tutti, andate e vendete come dei dannati non importa a chi basta che lo facciate) ma da un signore pacato e molto tecnico. Mi è piaciuto parecchio, devo dire, e mi ha spaventato nel profondo. Mi è piaciuto perchè ha insistito sul fatto che noi, che in teoria saremmo i professionisti del settore, dovremmo cercare di differenziarci dal cane e tutti i cani come lui dando informazioni più complete e approfondite, cosa che nell'enorme babele della Previdenza Complementare non è facile. Insomma, evitare di dire "comincia a mettere via qualche soldo per la pensione perchè serve" e altre generiche frasi dal contenuto simile (vale a dire il normale approccio per chiunque proponga Previdenza Complementare ai giovani, quando cioè è realmente finalizzata alla pensione-che-non-si-sa-quando-nè-se, e non ad un'operazione di speculazione fiscale per pochi anni, per quelli che sono lì lì), ma davvero spiegare dettagliatamente PERCHE' è necessario sottoscrivere una formula di Previdenza Complementare, come funziona in ogni suo minimo ingranaggio, cosa è successo negli anni passati e come si presume si svilupperanno le cose negli anni a venire. Terrore puro.
Sono venuta fuori dall'aula con un bagaglio tecnico rispolverato alla stragrandissima, e con lo stomaco annodato. Non solo per ME, che lavoro da ventitrè anni e qualcosina, e che potrò andare in pensione solo tra altri vent'anni e mezzo; del resto, questo conticino l'avevo già fatto e cercavo di non pensarci troppo. Nemmeno per l'entità di quella che sarà la MIA pensione futura (una schifezza inguardabile), posto che in realtà le pensioni del futuro saranno agganciate, al momento della loro partenza, al PIL del futuro (anche qualora fosse negativo), e quindi è impossibile fare conti esatti troppo presto. 
Il mio stomaco pensava ai giovani e ai giovanissimi, e stava di un male boia. Persone con davanti un'autostrada di vita prima di arrivare alla pensione, alle quali io dovrei candidamente dire che la le Norme di Legge in tema di pensione sono state modificate - nel profondo! - già sette volte in vent'anni, e di certo non ci metterei la mano sul fuoco che nei prossimi venti non succeda di nuovo qualcosa di grosso. Ma bastasse questo. Aggiungiamoci la fame infinita di soldi di chi sta ai vertici di questo Paese (non faccio nomi, volutamente, perchè la fame non è di chi c'è ora, è una fame atavica, che mangia da sempre e non riesce a smettere di mangiare). Aggiungiamoci - in alcuni casi - l'inettitudine o l'incapacità di chi li amministra, questi soldi messi da parte. Io non sono più tanto sicura che la Previdenza Complementare sia così blindata, e parlo per esperienza diretta visto quello che sta succedendo al Fondo Pensione degli Agenti (figura di m/da davanti all'intera nazione, tra l'altro, guarda caso uno dei Fondi che sta saltando è proprio quello di coloro che li dovrebbero vendere, i Fondi, e quindi come minimo dovrebbero essere i più accorti nel farlo funzionare...); frasi del tipo: "Ci dispiace, qualcosina è andato storto, se vuoi ti spieghiamo il tecnicismo, non sembra sia nemmeno colpa nostra, fatto sta che la pensione integrativa che ti avevamo promesso e per la quale continuerai a versare, ovviamente, sempre le stesse cifre, in realtà sarà il 40% più bassa del previsto, tante scuse, eh".
Per chi è arrivato a leggere fin qui senza collassare, e quindi ha tutta la mia stima dato l'argomento, preciso che nella Previdenza Complementare non ci sono solo i Fondi, ma anche normalissime Polizze Vita chiamate PIP con le stesse caratteristiche tecniche e fiscali, e molto meno problematiche. Giusto per non piangere troppo. 
Ma torno al mio argomento, che è quella sorta di lieve (e sottolineo LIEVE) empatia che mi ha preso verso questa generazione di menefreghisti totali. E' vero, sono egoisti, pensano solo a loro stessi. Il guadagno di un mese (per chi lo ha) va rigorosamente azzerato entro trenta giorni, mettere da parte anche un solo centesimo li fa sentire dei disadattati. Hanno priorità per me incomprensibili: piuttosto che rinunciare alle ferie ammazzerebbero la nonna o il fratellino, per non parlare della palestra, o del telefonino ultimo modello, di tutta quella roba con davanti la "I". 
Ma non deve essere facile diventare adulti senza un futuro. Io ho studiato con la certezza del T.F.R., ho iniziato a lavorare con la sicurezza della pensione (a poco meno di 60 anni era, per le donne, all'epoca! Me ne mancherebbero appena una decina, mannaggia!), ho messo da parte i primi risparmi che rimanevano tali, senza erosioni per tasse, bolli, balzelli vari. Mi hanno cambiato le carte in tavola, ma almeno con qualche colpetto la macchina può restare in carreggiata. 
Questi qui no, gli hanno levato tutto. Deve essere dura lavorare (sempre che tu ce l'abbia, un lavoro) sapendo che lo farai PER SEMPRE, perchè quello è l'obiettivo, diciamocelo: farci arrivare in pensione quando stiamo per morire. Lavorare sapendo che i soldi che hai per le mani sono quelli e solo quelli, perchè su tutto ciò che metti da parte arriva la mannaia. Per forza non vedi l'ora di spenderli! Almeno ti godi un oggi sicuro... E' da incoscienti, ma incoscienti comprensibili. 
Mi sono presa un impegno personale: imparare a comunicare con loro, con questi ragazzi privi di un futuro, questi eterni bambini senza certezze. Imparare come far capire a tutti loro l'importanza di una tutela dell'oggi, se non altro. Devo riuscire a parlare la loro lingua, perchè è sbagliato crocifiggerli quando sono i primi ad essere disperati dentro. Magari il domani riusciamo a capovolgerlo. 

Esisto = pretendo

Non voglio più sentir parlare male delle Compagnie di Assicurazione. Non da chi non è addetto ai lavori, almeno, e quindi le conosce un po' più a fondo e può permetterselo. Siamo arrivati ad una specie di punto-di-non-ritorno, dettato probabilmente dalla follia collettiva generata da questa crisi (crisi di valori, crisi di pensiero, crisi di capacità di riflessione, crisi di dignità soprattutto). 
Ammetto che una minima punta di verità c'è, nel luogo comune che "le assicurazioni non pagano mai"; recentemente ho rabbrividito quando i nostri Liquidatori hanno suonato l'allerta, dicendoci che i controlli si stavano facendo strettissimi e che sarebbero arrivate le lenti d'ingrandimento per le pulci anche sulle denunce più semplici, sulle Polizze più semplici, sugli avvenimenti più semplici. Rabbrividito e tremato, perchè la responsabilità civile è la base di tutto il nostro lavoro, e non parlo solamente dell'obbligatorietà per chi ha un mezzo a motore registrato. Parlo di chi ha cani troppo allegri, o bambini piccoli troppo movimentati, oppure di chi scia, gioca a calcetto con gli amici, lascia i rubinetti aperti, fa cadere gli stendini dei panni dal terrazzino (con o senza i panni sopra, abbiamo visto negli anni entrambe le versioni), o vuole passare con il carrello della spesa tra due macchine parcheggiate molto vicine (parlo di casi reali, eh.... vado, ci passo... vado, ci passo... vado, ci passo, no, in effetti era meglio se non andavo). 
Quando una ragazza mi denuncia un sinistro dicendo che il cane dell'amico che era andata a visitare - cane buono come il pane, ma grosso ed esuberante, poverino, mica sarà una colpa la taglia - giocando le ha rigato il labbro, e il Liquidatore mi sospetta che questa qui sia andata apposta a cacciare la faccia nella bocca del cane (e bisogna vedere com'è questo cane, se davvero è buono, se invece è stato provocato...), io tremo. Perchè ne vendiamo parecchie, di queste piccole Polizze - piccole nel prezzo, ma che fanno dormire grandi sonni tranquilli - e se cominciamo con queste fisime ogni volta che c'è da dimostrare chi ha torto e chi ha ragione, oppure chi-ha-fatto-cosa, io chiudo tutto e cambio mestiere. Non posso perdere il sonno io solo perchè voglio i sonni tranquilli altrui. 
Poi, mentre mi chiedo cosa mai sia successo, perchè improvvisamente le Compagnie hanno deciso che nessuno ha più colpa di niente, che la maggior parte dei danni da responsabilità civile sia da respingere, mi capita che la mia impiegata dagli occhioni blu addetta ai sinistri mi passi una telefonata. E me la passa con la voce rotta dalla telefonata precedente, perchè se tu sei in autostrada e vieni parzialmente coinvolto in un incidente non puoi continuare imperterrito a guidare per i cavoli tuoi chiamando me e sperando che - miracolosamente! - ti risolva ogni rogna: quanto meno ti devi fermare e trascrivere la targa - almeno la targa! - di chi ha provocato il bailamme. Magari uscendo dall'autostrada, tornando un po' indietro, rientrandoci e risalendo il tratto incriminato (dove il responsabile è ancora fermo che si sistema alla bell'e meglio i suoi rottami): lo DEVI fare, perchè io non ho il dono della chiaroveggenza e non posso sapere chi è. E senza inversioni a U, mi raccomando. 
La telefonata del bailamme autostradale aveva rotto la voce alla mia Occhioni Blu - perchè nessuno ama essere insultato quando sta facendo il suo lavoro, e altro non può fare che il suo lavoro - che alla seconda non ce l'ha fatta, e l'ha passata a me, con tante scuse. Mi ha proprio detto: "Scusa, ma questa non ce la faccio, puoi sentirla tu?". 
Ed è andata più o meno così. 
Voce di donna: "Buongiorno, una mia amica si è fatta male a casa mia. Cosa dobbiamo fare per prendere i soldi?".
Io ho rivisto in un unico eterno flash (un po' come raccontano quelli che credono di stare per morire) tutti i miei ultimi dieci anni di lavoro da quando ho aperto la Partita IVA, l'evoluzione del mercato, e i Fondi Pensione, e Bersani e le sue lenzuolate, e le assicurazioni che non pagano mai, e le nostre eterne fusioni, e ho trovato chi mi fa otto Euro di meno; ho respirato a fondo. La telefonata è stata lunga.
Perchè il fatto di avere una Polizza che ti manleva dalle richieste che puoi ricevere per fatti di cui tu sia civilmente responsabile non significa - ma proprio per niente! - che se hai voglia di farti un viaggetto a spese nostre te lo paghiamo senza fiatare. Neppure il fatto di essere proprietario di una casa, peraltro.
Indagando appena un pelo sotto la superficie di quel "si è fatta male a casa mia" ho appreso con rammarico (le lesioni personali rammaricano sempre, io sono un'assicuratrice sensibile) che un'amica della Voce di Donna, che stava seduta sul suo divano in salotto, si è alzata ed ha sbattuto la mano destra contro una porta. "La porta è mia" - ha proseguito Voce - "quindi è colpa mia". Ho faticato un pochino a farle capire che le cose non stanno esattamente così. La porta non si è materializzata all'improvviso dietro all'ignara amica: era lì anche prima, quando questa l'ha attraversata per entrare in salotto e sedersi sul divano piazzato davanti - appunto - alla porta. Se la signora soffre di amnesia ricorrente e se ne dimentica, e si alza di scatto sbattendoci contro e frantumandosi un polso (un controllino per l'osteoporosi comunque non guasterebbe), io - ho usato proprio queste precise parole - "non ravviso una vostra responsabilità". Gliel'ho proprio detto così, in modo forbito, perchè "ma scusa che cavolo c'entri te se la tua amica è una rimbambita imbranata" non mi sembrava professionale, nonostante il caldo. E poi, diciamola tutta, non mi è piaciuto proprio per niente quel "cosa dobbiamo fare per prendere i soldi"; insomma, non mi ha detto "cosa deve fare" (la povera smemorata dalle ossa fragili). Il viaggetto pagato per due, quindi. 
Voce di Donna non se l'è messa via così facilmente; la capisco, magari aveva già versato la caparra, sono cose che seccano. Ha insistito dicendo che quello era il divano del salotto, accidenti, e "cosa ci fa una porta aperta in salotto? La porta del salotto deve stare chiusa". Lo sanno tutti fin dalle elementari, del resto. Che diamine, ci mancherebbe! Come i cinque postulati di Euclide: 
1) Tra due punti qualsiasi è possibile tracciare una ed una sola retta. 
2) Si può prolungare un segmento oltre i due punti indefinitamente.
(...)
E questo è il sesto: La porta del salotto deve stare chiusa! E perchè era aperta 'sta benedetta porta del salotto? A parte il fatto che l'amica c'era entrata da poco, in salotto, e quindi in qualche modo doveva essersi aperta e poi richiusa, a meno che oltre che smemorata e malata di osteoporosi non sia anche dotata di poteri paranormali. "Si era aperta per un colpo di vento". Allora torniamo alla mea - si dice in Veneto. Non c'è responsabilità tua, se ammetti che è stato il vento. Valla a fare al vento, la richiesta danni. Ma non c'è stato verso, dopo una decina di minuti di discussione Voce di Donna mi ha fatto la fatidica domanda: "Ma allora perchè la pago, questa assicurazione?". Assicurazione che comprende, tra l'altro, parecchie garanzie oltre alla semplice Responsabilità Civile della Proprietà (garanzia che avrebbe pagato, ad esempio, se la porta si fosse staccata dal cardine cadendo addosso all'amica in divano), o della Conduzione (garanzia che avrebbe pagato se Voce avesse aperto la porta per sbaglio addosso all'amica, ignorandone la presenza dall'altra parte). 
La paghi perchè qualcuno ripaghi a te la casa se ti va a fuoco, o per ripristinare il tetto nel caso in cui una delle nostre care e ricorrenti bufere te lo scoperchi come una scatoletta di tonno. Ma anche perchè se il tuo enorme albero da giardino al quale tu non hai mai fatto adeguata manutenzione improvvisamente cade sul palazzo a fianco, nessuno ti mangi fuori il salotto buono e la sua porta chiusa. Da notare che quest'ultimo esempio (l'enorme albero sfasciapalazzi) fa riferimento proprio ad un sinistro di Voce di Donna, di qualche anno fa. Magari è proprio per questo che ha pensato che qualunque cosa succeda a casa sua fa fiorire i milioni, chi lo sa. Però la disdetta me la manderà lo stesso. E qui siamo ben oltre la truffetta da quattro soldi di chi denuncia un furto mai avvenuto di un paio di orologi (e lo sa). Ben lontani anche dalle grosse truffe organizzate nei sinistri stradali, con tanto di testimoni e medici compiacenti, che mezzo mondo assicurativo tenta inutilmente di sradicare (tutte cose bruttissime, ma chi le fa sa perfettamente che sono sbagliate). 
Qui siamo su un nuovo pianeta, il pianeta dove non esiste più il concetto di prevenzione ma solo del do-ut-des. Vado a rendere reale l'assurdo pur di pagarmi le ferie, ed è giusto così. E se l'assurdo non si concretizza, mi arrabbio. Quindi, per un po' di settimane, se volete parlare male delle Compagnie di Assicurazione, fatelo senza che io vi senta. O al limite con voce da uomo.

lunedì 2 giugno 2014

Donnine in carriera

Direi che è giunto il momento di aggiornare uno dei miei vecchissimi post, che risale a quel periodo plumbeo in cui postavo una volta al giorno per sentirmi meglio, ed il fatto che avessi tempo di farlo già denota che, in effetti, stavo meglio, quanto meno meglio di questo "adesso" in cui mi sento tanto una trottola senza meta.
Il post in questione è "Curriculum - Istruzioni per l'uso", direi solo la Seconda Parte, quella del 13 Gennaio 2012 in cui spiegavo cosa generalmente fanno i dipendenti di un'Agenzia di Assicurazione, per dare piccole utili dritte a tutte le giovani signorine che fanno domanda da me e dai Colleghi pensando equivalga a timbrare il cartellino e poi sedersi a navigare su Internet per i cavoli propri. 
E il concetto è che sono vecchia, tremendamente vecchia. Dovrò farmene una ragione, prima o poi. 
Il mio concetto di Agenzia è quello basato sull'umanità, sul sorriso, sulla conoscenza delle generazioni precedenti a chi mi sta di fronte, sulla spinta del prodotto certo, ma sempre e solo nell'ottica che serva al Cliente (e che il Cliente possa/voglia sottoscriverlo). Diciamo in un certo senso l'Agenzia in cui l'impiegata è un po' mamma e un po' sorella, ti ascolta, ti offre il caffè, ti consiglia su quasi tutto: dalla Polizza al colore della cravatta. Se poi è anche abbastanza furba da sfruttare queste sue attitudini per giocare in team con il proprio Agente (che di solito è quello frettoloso, sempre di corsa, che si occupa delle cose FUORI dall'ufficio, che va a trovare i Clientoni grossi che all'impiegata non rivolgerebbero la parola neanche sotto tortura, anche se poi è lei che risolve tutte le loro rogne legate ai sinistri o alle emissioni di Polizze alle sette di sera del 31 Dicembre) diciamo che l'Agenzia ha ottime basi per andare alla stragrande. 
Così è come la vedo io, ma mi sbaglio. Così non è più. E dovevo rendermene conto già da un paio d'annetti, da quando cioè le mie tre Ragazze hanno cominciato a farmi il muso quand'era il momento di partecipare ai corsi di formazione erogati dalla Compagnia. Ma come, qualche spensierata giornata fuori dall'ufficio percependo comunque lo stipendio, incontrando le Colleghe del resto della Regione (e a volte anche un po' più in là), confrontandosi, chiacchierando, ascoltando esperienze diverse,  eccetera eccetera?... Pare che i corsi non siano più quelli di una volta, perchè - sempre pare - le Colleghe non sono più quelle di una volta. Io sono Agente da dieci anni, e ormai il "giro" delle impiegate l'ho perso, probabilmente molte di quelle che conoscevo io sono andate in pensione, e non vedo più da tempo le nuove leve dal momento che da dieci anni ho l'Immenso Privilegio di partecipare ai corsi per gli Agenti (e su questi ci potrei scrivere un libro, non un post).
Ed eccoci al nocciolo della questione: le Nuove. A quanto pare, le mie tre (la più giovane delle quali sfiora ormai la quarantina) non legano molto con la Nuova Generazione, con le giovanissime. Sono strane, sono rampanti, legate a filo doppio ad ogni "se" e ad ogni "ma" della Direzione (anche se non è propriamente la Direzione che le paga...), e sono tutte strafighe tra l'altro, tutte gran pezzi di ragazze fisicatissime-bellissime-abbronzatissime che non temono di mostrare le proprie grazie anteriori e posteriori (neanche durante i corsi) e veleggiano sui loro tacchi altissimi sbaciucchiando rumorosamente Ispettori e Formatori. Niente più mamme, niente più sorelle. Solo macchine da guerra. E brave, anche! Perchè tutti sappiamo ormai da tempo che la trita equazione "bella&scema" è una bufala inventata da qualche bruttona che rosicava. Queste qua sono intelligenti, si impegnano e riescono. Certo, posto che il "riuscire" sia inteso come "portare numeri", contratti, firme. Passare sopra a tutto e a tutti, Clienti per primi. Non esattamente la mia idea di umanità e di servizio, perchè quello in fondo noi vendiamo, visto che il nostro prodotto non è tangibile, non è una penna, non è un ombrello, che compri anche se il venditore non ti piace posto che ti piaccia l'ombrello: noi vendiamo fumo, vendiamo qualcosa che non si vede (o meglio, qualcosa che si vedrà solo in momenti molto spiacevoli), vendiamo la nostra faccia, la nostra credibilità.  
Io sulle prime l'ho presa in ridere, questa cosa della Generazione Fighe. Però, sarà un caso, ultimamente tutte le Compagnie stanno battendo come delle forsennate sull'importanza di vendere tramite il Front Office (magari prodotti di bassa fascia, rigorosamente a rate mensili, tutto sommato poco convenienti e poco mirati perchè troppo adatti a tutti, e quindi realmente a nessuno), e da qualche parte un riscontro ci deve pur essere. Creano gare apposta per le impiegate, le mettono in competizione l'una con l'altra, l'una contro l'altra. E queste mi perdono di vista l'obiettivo principale, che è quello di essere il trait d'union tra il Cliente e l'Agente, rassicurare, sorridere, essere gentili... e ti cacciano sotto il naso roba pronta da firmare senza che tu neanche sappia cos'è. Anche io ho sempre fatto presente a chi ha lavorato per me che la nostra è e resta comunque un'attività di vendita, e quindi anche l'impiegata deve tendere con naturalezza a quello, ma parliamo di una normale analisi e della proposta di qualcosa di utile, non di una prima linea di mortai.
Poi, qualche giorno fa, è successo anche a me. Mi dilungo sull'antefatto. Un mio caro Cliente, che conosco bene e con il quale c'è un rapporto di stima reciproca, l'anno scorso mi segnala che la sua attività sta andando praticamente in malora, gli dispiace moltissimo ma è costretto a mandarmi le Raccomandate di disdetta per le sue Polizze, che peraltro non rinnoverà da nessun'altra parte, e le due RCA che per ovvi motivi di obbligatorietà di Legge deve fare per forza andrà a sottoscriverle dal Tal Collega di altra Compagnia che ha una Convenzione a cui lui può aderire risparmiando parecchio. E confermo che così è successo: mi ha fatto arrivare una Raccomandata per la sua Polizza Infortuni e una per quella della moglie, e poi si è fracassato una spalla il mese dopo, ed è ancora in riabilitazione. Senza copertura. Tanto per capire che è soprattutto nei momenti grami che sarebbe bene non lesinare sui premi assicurativi, magari è meglio rinunciare alle ferie (questo in generale, eh, non parlo di chi deve scegliere se mettere il pane in tavola a pranzo oppure a cena). Poi mi è arrivata la disdetta per la Polizza dell'attività che scadrà a Novembre prossimo. La disdetta per la Polizza della casa a nome della moglie che scadeva il mese scorso, quella invece no, non mi è arrivata. Allora io lo chiamo e gli dico "che fai, la tieni?" oppure è una dimenticanza... Lui cade dal pero (a questo punto spero non sopra la stessa spalla) e mi dice che aveva passato tutte le carte all'assicuratore delle due macchine, che si arrangiasse lui a fare le Raccomandate. Anzi, adesso lo chiama e mi fa mandare le copie. Io lo tranquillizzo che se mi arriva la copia con la matrice del talloncino della Raccomandata mi va bene lo stesso, e ci salutiamo con tante care cose.
Ed eccoci al dunque: mi arriva una mail dal nuovo assicuratore (che adesso, con gli ultimi impasti, fusioni ed acquisizioni è pure della mia stessa famiglia, anche se noi che siamo i "comprati" siamo ancora considerati i cugini poveri e delinquenti, neanche avessimo fatto fuori noi con le nostre manine tutti i denari della nostra povera, gloriosa, depredata Mandante) firmata dall'Impiegata Figa, con due scansioni pdf:
1) Modulo di disdetta a nome della moglie, senza firma
2) Talloncino di invio Raccomandata a nome della Ditta del marito, datata Febbraio
Poichè nel mio ufficio difficilmente le cose vanno perse, e soprattutto poichè io non sono nata ieri, la prima cosa che ho fatto è stata confrontare il numero della Raccomandata scritto sulla matrice con quello della busta che mi era già giunta per la Polizza dell'attività, ed ovviamente coincidevano. La seconda cosa che ho fatto è stata respirare a fondo per una  buona decina di minuti, perchè se c'è una cosa che non sopporto nella maniera più assoluta è che qualcuno cerchi di farmi passare per deficiente, soprattutto se quel qualcuno ha vent'anni di vita (e di ufficio) meno di me. Posso avere tanti difetti, ma non sono stupida ed ho un'ottima memoria; se permetto - ogni tanto - a qualcuno di credere di potermi prendere in giro (con simpatia o a volte anche con malizia) è solo perchè mi va bene così, per motivi miei, principalmente per mettere via sassolini per il futuro. E di certo non lo permetto all'Impiegata Figa. La terza cosa che ho fatto è stata chiamarla, ed ho avuto la conferma definitiva dell'esistenza di questa Nuova Specie. Era figa anche nella voce, con tutte quelle esse sibilanti quasi zeta cacciate ad ogni consonante. Miss Machete.
Sulle prime pensava che la mia obiezione riguardasse il foglio senza firma, con tutta probabilità ancora fresco di stampa, e si è premurata di dirmi che loro non sono soliti conservare copie firmate (pare le stampino in doppia copia e poi ne facciano firmare una sola; io, in compenso, non uso Twitter ma so che è ancora in commercio un utile apparecchio chiamato "Fotocopiatrice"). Quando ha capito che la mia obiezione riguardava il talloncino, relativo a tutt'altra Raccomandata, ha giurato sul suo ultimo perizoma fluo che si ricordava perfettamente di aver messo entrambi i fogli in un'unica busta. Quel giorno di Febbraio, a quell'ora. Assolutamente, eccome. Ci mancava che mi desse ragguagli sulla temperatura esterna e sull'umidità nell'aria. E io non demordo. Le dico che, comunque, anche se fosse vero, o facendo finta di credere a questa balla colossale (perchè come ho la busta con un foglio avrei quella con due, e invece non è così), è un'operazione che non va bene, perchè non poteva disdettare con Raccomandata a mittente persona giuridica X anche una Polizza di persona fisica Y. Non ha alcun senso, tra l'altro per le due Polizze Infortuni che scadevano lo stesso giorno avevano fatto due Raccomandate separate. Risposta: è perchè con questa qui avevano finito i francobolli. Ma tu guarda che sfiga mortale. Io le faccio presente che senza Raccomandata la Polizza della casa non la posso annullare, e mi tocca fare gli atti legali al Cliente (attenzione adesso, perchè stiamo parlando di colui che ora come ora è un SUO Cliente!), e lei conclude: "Glieli faccia". Tzè-tzè-tzè.
Io ovviamente non farò gli atti legali ad una cara persona che so essere in gravissime difficoltà economiche e per giunta con una spalla fratturata, non ho mica la scritta Equitalia qua fuori. Tra l'altro sono stata, prima di mettermi per conto mio, per tredici anni un'impiegata vecchio stampo, di quelle non fighe e che sorridono, non prendo la gente per il collo. Però l'ho chiamato, gli ho raccontato il siparietto, abbiamo riso amaramente entrambi, e l'ho pregato di non dire niente al suo nuovo assicuratore: lui mi ha promesso che andrà lì imbufalito, pretendendo che siano loro a pagargli la Polizza scaduta e non disdettata. Poi accenderà un cero in Chiesa, sperando che non si ripeta la fatalità  verificatasi con la Polizza Infortuni, perchè è evidente che loro non si accolleranno alcun onere del genere. Poi passerà a trovarmi per bere un caffè, firmarmi una disdetta autografa che io accetterò anche se fuori termine, e raccontarmi se la signorina E. è davvero una Gran Figa come sembra al telefono. E pensare che se E. mi avesse detto qualcosa di semplice, qualcosa di umile tipo un "accidenti mi sono proprio dimenticata, non è che possiamo andare incontro a questo signore che ha dei problemi serissimi di liquidità, poverino si è anche fatto male", insomma un qualcosa che mi avesse dimostrato che lei lo conosceva e CI TENEVA, io non avrei detto bai. 
Ad ogni modo, nel frattempo, mentre attendo con ansia questa conferma sulle reali doti estetiche di E., devo aggiornare il post per rispetto a tutti coloro (e sono ancora molti, a giudicare dalle lettere cartacee e elettroniche che ricevo mensilmente) che vorrebbero quanto meno provare a lavorare in un'Agenzia di Assicurazioni:
- Via tutti i maschi, le ragazze cicciottelle, quelle troppo magre, quelle con l'acne: o fighe o niente
- Presumo: sopra i venticinque-ventisei sei già da ricovero, cosa pretendi da me, i miracoli?
- Non dovrete vendere: dovrete stra-vendere. Di tutto. Preparatevi. Un mix di cattiveria e bugie. Cafonaggine e maleducazione. Ah, a proposito, gran disprezzo per chi fa questo lavoro da una vita. Solo voi capite tutto. Solo voi sapete tutto. Siete bravissime e bellissime. Se insistete ancora un pochino con quel tubino fasciante va a finire che l'Ispettore vi porta in gita (in orario d'ufficio).
- Il Cliente non conta un tubo. Fuori uno e dentro un altro, una metafora a voi molto cara.
Non è così? Non lo so più, francamente. Ed altrettanto francamente è evidente che non è giusto fare di ogni erba un fascio, perchè ci sono per certo tante brave ragazze e bravi ragazzi giovanissimi che lavorano bene, con umiltà e rispetto, in molti uffici, studi, negozi eccetera. Il problema è che nella prima stesura di questo post avevo scritto "un sacco" di brave ragazze, e poi sono tornata su e ho corretto. 

sabato 22 marzo 2014

Cavo tuto

Cavo tuto. Ossia "tolgo via tutto" (tradotto dal veneto all'italiano), ossia "disdico immantinente ogni copertura assicurativa con voi precedentemente sottoscritta" (tradotto dall'italiano all'assicurese).  
E' la Minaccia delle Minacce. Quando il Cliente crede di averti in pugno, e si aspetta che tu ti butti in ginocchio implorando "la prego non mi lasci", cosa che io non ho mai fatto nè farò mai, nè con i clienti nè con i fidanzati, è degradante, è una questione di orgoglio. Soprattutto quando a dirmi così è uno che ha con me solo la macchina e a ogni scadenza mi fa perdere ore e ore di estenuanti spiegazioni, e se glielo fai notare ("levi TUTTO cosa? Hai una Polizza sola, UNA sola") lui ribadisce "sì, ma con dentro il Furto e i Cristalli, e cavo tuto ma proprio tuto" (neanche fosse possibile mantenere i Cristalli da soli). Oppure chi tenta il sinistro-bidone, e si inalbera se non glielo paghi "dopo vent'anni che sono con voi" (una convinzione comune ultimamente è che ogni vent'anni un sinistro-bidone sia automaticamente concedibile, quasi un diritto acquisito, è più facile dimostrare l'esistenza degli alieni che far capire che non è esattamente così che stanno le cose). Una roba allucinante, soprattutto se arriva da amici e/o parenti. Per fortuna che quella volta non ho voluto il doppio mandato di assicuratore e promotore finanziario, credo che ora come ora impazzirei, finisce che se hanno pochi soldi è colpa tua.
Poichè io mi sento ancora un assicuratore "puro" e convinto, è doveroso da parte mia dare qualche dritta, fare qualche piccola precisazione che non sempre salta agli occhi, soprattutto in tempi di abbondanza di telespettatori da cane magro. 
Cari assicurati, così facendo voi fate esattamente il gioco delle Compagnie. Quelle che odiate tanto. Perchè diventate dei Signori Nessuno, e a loro non gliene fregherà un tubo di voi. Levate pure via tutte le vostre coperture, poche o tante che siano, e andate da un'altra parte. Sempre che davvero ci finiate, da "un'altra parte", visto che ormai i Gruppi assicurativi si contano sulle dita di una mano. E per chi vuole qualcosina di più della RCA nuda e cruda, direi che sono (siamo) rimasti in tre. Che poi è il motivo per cui io sono restia a cambiare mandato, anche se ultimamente soffro spesso di attacchi di nervosismo: credo che, sotto sotto, non cambierebbe niente. A meno che io non prenda il mandato da qualche mini-Compagnia sconosciuta, di quelle che lavorano solo in tre regioni, solo per le autovetture e le casettine da tre camere in giù. Ma se poi mi capita - caso reale - il mio più grosso Cliente azienda metalmeccanica che esporta in tutto il mondo e mi chiede "guarda dovresti sostituirmi la Polizza RC Prodotti aumentandomi il massimale da 5 milioni a 7 milioni e mezzo, mi raccomando parificato per i danni indiretti, e mi serve per dopodomani", temo che con la compagnucola Assibaubau sarebbe un po' difficile, magari neanche sanno cos'è una RC Prodotti. Ci vuole il grosso Gruppo, di esperienza, come quello per cui lavoro io, che in effetti mi ha risolto il problema in tempi accettabili. E all'interno del grosso-Gruppo-di-esperienza i problemi sono sempre gli stessi: tu Agente sei un numero, tu Cliente sei un numero. Vai bene finchè comoda a loro.
Tu levi tutto (cosa poi? la macchinetta? il motorino?), e arriverà qualcun altro che viene via "cavando tuto" da uno degli altri due Gruppi, e prenderà il tuo posto. Col risultato che, quando c'è bisogno del "trattamento speciale per il cliente speciale" (sul prezzo, o sul sinistro, o entrambi) io non potrò dire che sei "speciale", nostro affezionato Cliente da generazioni, di cui conosciamo vita-morte-e-miracoli e a cui non possiamo dire di no. Dovrò dire che non so niente di te, perchè ogni anno fai il giro per trovare chi ti fa spendere meno e - fatalità - quest'anno per puro caso hai speso meno da noi. E hai solo la RCA, per carità non sia mai che cerchiamo di fregarti con qualche altra copertura. 
Gregge di pecoroni. 
Mandria di buoi. 
Ero veramente giovane, quando l'ho sentito dire per la prima volta, dal Direttore Commerciale della Compagnia per cui lavoravo allora, e facevo l'impiegata di Agenzia, mica l'Agente, ma il mio Agente mi portava a tutte le riunioni coi piani alti perchè voleva farmi svegliare in fretta, e probabilmente aveva già capito dove sarei andata a parare nella vita. Ricordo che mi ero scandalizzata un sacco, a sentire questo vecchio ciccione abbronzatissimo in pieno Gennaio parlare dei Clienti dell'intera Compagnia (milioni di persone a livello nazionale) come del loro "parco buoi". Orribile, per me che vivevo il rapporto col Cliente come un rapporto speciale, filiale, di confidenza, di amicizia in molti casi. Le tariffe RCA erano ministeriali, come in teoria dovrebbero essere, visto che la RCA è una cosa prevista per Legge. Per tutti, senza eccezioni, senza confusione. Anzi, così avremmo tutti meno problemi, noi e gli Assicurati, e senza l'affanno di dover per forza trovare il prezzo più basso tra duecento offerte, tutte diverse fra loro e conseguentemente difficilmente confrontabili, forse penseremmo molto più serenamente alle altre coperture fondamentali anche se non obbligatorie. 
Sono passati vent'anni, forse qualcosina di più, e sono impantanata con un parco buoi infinito. Clienti che credono di avere un potere sulle Compagnie solo perchè possono cambiare assicuratore per la Polizza Auto senza avvisare, senza pensare che quella è solo maleducazione, più che altro nei miei confronti, non in quelli della Compagnia. Per uno che se ne va uno ne arriva, e non cambia niente. Impiegati di Banca costretti a "fare numeri" senza nemmeno sapere cos'è la rinuncia alla rivalsa. Comparatori di tariffe che sono in realtà broker camuffati, senza gli infiniti controlli a cui sono sottoposti i broker normali. Un gregge che bela "cavo tuto" pensando di avere chissà quali coltelli in mano, e finisce che si graffia da solo. 
Leggevo in questi giorni su una delle nostre riviste specializzate che in Inghilterra stanno via via sparendo dai cosiddetti "comparatori" tutte le Compagnie principali. Parliamo dell'Inghilterra, Paese dove le assicurazioni sono nate (e questa genesi è una storia davvero interessante, prima o poi la racconto; basicamente vedeva un gruppetto di assicuratori piromani che andava quatto quatto in notturna ad incendiare le case altrui per poi far notare quanto fosse fondamentale assicurarsi contro gli incendi... tra l'altro le famose targhe da esterni delle primissime Compagnie, quei meravigliosi reperti metallici smaltati - spesso corrosi dal tempo - di cui io sono un'appassionata cacciatrice, all'inizio servivano esattamente a quello: a segnalare quali case erano assicurate, e quindi ad evitare di danneggiarle, un pochino come il sangue degli ebrei sulla porta mentre passava l'angelo sterminatore della decima piaga d'Egitto). Paese tra i più "avanti" in Europa in campo assicurativo. Paese con il più alto tasso di "volatilità del mercato RCA", perchè così si chiama il Sogno Proibito dei nostri legislatori quando invocano una maggior concorrenza: persone che ad ogni santa scadenza esaminino di sana pianta la loro posizione assicurativa (un motorino con la RCA di base?), scelgano l'offerta più giusta per loro e "cavino tuto". 
Ebbene, le maggiori Compagnie inglesi si sono rese conto che il comparatore, che da noi sta prendendo piede massicciamente solo da qualche anno mentre lì lo usano da decenni, in realtà non serve a niente. Perchè "l'offerta più giusta" in realtà per l'utilizzatore del comparatore è solo ed esclusivamente "l'offerta più bassa", e la cosa finisce lì, generando quella mandria in movimento che gli inglesi definiscono "Clienti infedeli", cioè esattamente coloro che alle Compagnie NON interessano. E attenzione che non parliamo del cosiddetto "Cliente fidelizzato", ormai chimera per qualunque venditore, dalle assicurazioni alle automobili, estintosi fin dai primi anni Novanta: basterebbe semplicemente che fosse "fedele". Le Compagnie inglesi hanno capito perfettamente che è inutile investire tempo e soldi per attirare gente che PER PRINCIPIO l'anno dopo se ne andrà - perchè l'erba del vicino è sempre più verde, perchè a rimanere con l'assicuratore dell'anno prima si sente in qualche modo bidonata (come mai non è dato a sapersi), perchè tutto sommato si diverte a giochicchiare con il computer per sentirsi furba - e soprattutto che mai e poi mai ascolterà un consiglio per una copertura in più. 
E parlo di "tempo&soldi" perchè lo sappiamo, vero, che a parte il preventivatore ufficiale dell'IVASS la stragrande maggioranza degli altri sono Intermediari veri e propri, pagati dalle Compagnie a volte con provvigioni esorbitanti pur di apparire tra le prime posizioni; ovviamente, come in tutte le cose, ci sono i buoni e i meno buoni: io spezzo una lancia, ad esempio, in favore di 6Sicuro, che ho provato personalmente e anche carognamente sotto più nomi fasulli, e ho sempre trovato ineccepibile. Non parla solo di assicurazioni, ma spazia in più argomenti utili (multe, carburanti, carenze del PRA eccetera), e comunque sugli argomenti assicurativi è imparziale e preparato, e nel "percorso" per costruire il proprio premio annuo cerca di far riflettere in modo serio. Di quelli meno seri è meglio non parlare, si torna al concetto base.  
La mia Mandante adesso ha cambiato idea, non le interessano più i premi (è evidente, sono in picchiata) ma i pezzi: ci scanneremo tra Agenti per un'auto storica o per un motore marino. Peccato che le mie provvigioni siano sui premi, non sui pezzi. Peccato che più pezzi ci sono più impiegati ci vogliono per la parte amministrativa e gestionale del lavoro, ma casualmente sono i premi che pagano gli stipendi, non i pezzi. A quando la grande verità: Clienti che scelgono gli Agenti per le loro competenze e la loro serietà, e Agenti che possono davvero essere indipendenti dalle Compagnie, grazie al legame indissolubile con i Clienti?
Mi arrovello con questa cosa del "cavo tuto" dall'altra sera, quando io e i miei condòmini ci siamo riuniti nel nostro grazioso vano scale per deliberare su alcune questioni. Siamo tutti tendenzialmente bravi ed affiatati, per quanto variamente composti in quanto a provenienze, quindi cerchiamo di sbrigarcela fra di noi in corso d'anno senza dover necessariamente attendere la Noiosa Assemblea Autunnale. 
Nella fattispecie si trattava di decidere se installare un portaombrelli condominiale da venti posti in acciaio, stile molto minimal che ben si adatta all'immobile, perchè diciamolo francamente: i portaombrelli singoli, uno sì e uno no, tutti differenti fra loro fuori dalle porte, oppure addirittura l'ombrello lasciato lì a sgocciolare nel corridoio, fanno abbastanza schifo. Costo di tutta l'operazione: 20 (venti) Euro a famiglia. 
E qui si sono scatenate le reazioni più inimmaginabili, per la gioia mia e di mio marito che ormai aggiorniamo quasi quotidianamente il nostro file da sociologi-non-più-dilettanti, e che abbiamo infatti chiacchierato tutta la notte con innumerevoli spunti di riflessione. Perchè, alla fine, i condòmini hanno detto di no, e ci sta, visto che il condominio funzionerebbe come una piccola democrazia, vera però, senza i vari Berlusconi, Monti, Renzi, Bersani eccetera, e quindi se la maggioranza vuole una cosa la si fa, se non la vuole non la si fa. Non serve neanche che mi spieghi PERCHE' non la vuoi, sono cavoli tuoi: voti, ti esprimi, e la cosa finisce lì (non è che arriva qualcuno che nessuno ha votato e decide lui cosa fare a casa tua). I nostri condòmini, però, non si limitano a dire NO; vogliono spiegarti il perchè del loro no, e qui si apre un mondo tutto da esplorare che mi ricorda sinistramente le reazioni dei Clienti-tipo di un'Agenzia di assicurazioni. Per comodità di comprensione dividerei le motivazioni del NO in tre sottogruppi:
- "Non ho soldi": come mi sento in ufficio davanti a questa obiezione! Gaudio e tripudio, me la becco anche alle nove di sera. Chi lo dice è la giovane mamma (età 30) che tiene a precisare che ha un sacco di spese per i bimbi, ed in effetti no, venti Euro è impossibile tirarli fuori, non ci sono. Ovviamente, tolti quelli delle sigarette, della palestra bisettimanale, della casetta in legno nuova di zecca in giardino.  
- "Non mi fare i conti in tasca"; questa è la giovanissima, non mamma, e me l'ha detto pure incazzata quando ha capito che io con nonchalance stavo smontando pezzo per pezzo l'obiezione n. 01. Lei li ha i venti Euro, ma è felicissima di usarli per le sigarette, la palestra e la casetta, e te lo dice pure. Il che va benissimo, per carità, anzi, quasi quasi preferisco la sua franchezza un po' spocchiosa alla mamma che si arrampica sui vetri. Ma non va bene lo stesso, perchè è lo specchio di queste nuovissime generazioni (età 20-25) che non vedono oltre il loro naso. Mi sono sentita in ufficio anche con lei. Io-io-io, tutto io. Forse li hanno abituati i genitori, chi lo sa. Il fatto è che se vivi in un condominio sarebbe bene partecipare al decoro dello stesso, per me non ha senso avere in casa una televisione spaziale da diecimila Euro e le immondizie ammassate fuori della porta. Se vivi in bel quartiere dovresti concorrere a mantenerlo pulito e in ordine. Altrimenti vai a stare in una baraccopoli, mannaggia a te e ai tuoi genitori che ti hanno comprato un bell'appartamentino invece di una roulotte al campo nomadi. Invece niente, questi qui non cercano scuse: sono fetenti per DNA. I famosi "Clienti Infedeli", per rifarsi a prima. Uso il comparatore, e prendo in assoluto chi mi fa meno, senza guardare con che cosa, o con quale servizio, o se l'Ufficio Sinistri per l'Italia è uno solo e sta in Afghanistan. Qualcosa mi sfugge, magari sono io che non capisco.
- Ok, la fascia d'età 40/50 il portaombrelli lo vuole e sa che tirare fuori venti Euro una tantum non metterebbe in ginocchio nessuno, perchè i problemi della vita sono altri e a fare i finti poveri in realtà si insulta sotto sotto chi a fine mese non ci arriva davvero, e lo fa con più dignità.
- Pensavate che fosse finita qua, e invece no. C'è il Punto di Domanda, la signora di mezza età, ma che dico... IO sono praticamente di mezza età, diciamo la signora da tre quarti. Supponente. Finta dolce. Questa non lo vuole il portaombrelli, perchè le secca tirare fuori venti Euro per qualcosa di condominiale. Se li tira fuori deve poter essere certa che quando se ne andrà (cosa che, malignando, credo avverrà con ogni probabilità in posizione orizzontale e dentro una cassa) possa portarselo via, e con quello condominiale non può mica smontarne un pezzetto. Ecco, io - dopo ventitrè anni di Agenzia - sinceramente sono abbastanza preparata alle obiezioni, e di ogni tipo, davvero. Molte sono in grado di smontarle in un minuto di orologio, altre invece sono vere e sacrosante, e quindi ci si ferma lì. Ma questa è stata nuova anche per me, mi ha zittito (per circa cinque secondi, di quelli lunghi). Ho pensato alla pompa sommersa per i garages sotterranei che avevamo deliberato di installare, visto che il costruttore aveva pensato bene di risparmiare mettendone una sola (con le conseguenze facili da immaginare se quell'unica pompa si guasta o si blocca), giusto prima che lei venisse ad abitare qui. Ci siamo salvati un paio di ingranaggi, e due metri di tubo.
Tra assicurazioni varie e variegata umanità, mi sa che con il prossimo post è meglio ritornare all'Arte...       

domenica 9 marzo 2014

Avverbi

Sto valutando seriamente la possibilità di cambiare lavoro. 
Con questo avverbio di modo, "seriamente", così importante, così evocativo di lunghe riflessioni, che fa tanto Vinicio Berti nel suo ciclo "Guardare in alto", tanto per restare in tema. Aspramente, costruttivamente, meravigliosamente... erano veramente tanti i modi in cui Berti guardava e ti invitava a guardare all'insù, li ho mandati tutti a memoria dalla diretta di oggi su Orler TV, a cui peraltro non ho assistito dal vivo, anche se c'era Giovanni Faccenda, e mi è dispiaciuto, perchè un abbraccio caloroso dei nostri gliel'avrei dato più che volentieri. O me lo sarei preso, che poi è lo stesso, anche se "dare" sembra a prima vista il contrario di "prendere", ma su certe cose non fa la minima differenza, è come un cerchio che si chiude, e non a caso gli abbracci hanno questa forma circolare, perfetta, senza inizio e senza fine.
Non ci sono andata non solo perchè, a conti fatti, Vinicio Berti non è che mi entusiasmi più di tanto. Non è mica cattiveria, mi sono data varie possibilità di capirlo un po' più a fondo, di avvicinarmici, di ascoltare il messaggio nascosto sotto tutte quelle graffiate nere, e la risposta è sempre quella: non mi piace. Mica dovrà piacermi per forza tutto ciò che è targato Orler/Faccenda? Ammetto che, probabilmente (questo post traboccherà di avverbi di ogni genere), sono io a non essere abbastanza "avanti", ma non posso farci niente: ogni volta che punto il naso all'insù come vuole lui ripiombo all'indietro verso la figurazione, o comunque verso una pittura che non è la sua.
Ad ogni modo non ci sono andata perchè oggi dovevo passare per forza in ufficio, a sistemare alcune cosette ferme, che ultimamente si ammucchiano come biancheria nel cesto. E lì, nel silenzio degli acquerelli di Scuffi, rifletto quanto seriamente un certo modo di fare gli assicuratori sia giunto al capolinea. Ci penso seriamente ormai, e sottolineo l'avverbio dal momento che "non seriamente", cioè scherzosamente, o tanto per dire, quasi per esorcizzare la cosa, credo che qualunque assicuratore dell'ultima generazione che sia sano di mente o per lo meno non completamente cieco l'abbia valutato più volte negli ultimi anni. Forse facciamo parte di una di quelle categorie in via d'estinzione, cancellate con un colpo di spugna grondante bollicine saponate, onesti ed impegnati professionisti d'altri tempi che non hanno più ragion d'essere: penso alle Agenzie di viaggi, ad esempio, oppure alla classica figura del rappresentante di commercio con valigetta in un mondo di enormi centri di grande distribuzione, che, forti dei loro numeri, si rivolgono direttamente al produttore. 
E non è Internet il problema, assolutamente, anzi: la quota di mercato delle cosiddette "Compagnie dirette" in Italia è abbastanza limitata rispetto al resto d'Europa, e a dire il vero a me sta più che bene che esistano dei canali a cui possano rivolgersi tutte le persone che vogliono comunque solo il minimo-del-minimo-del-minimo, che non prenderanno mai in esame neanche l'idea di avvicinarsi a qualcosa che vada oltre la RCA obbligatoria. Sgolarmi e perdere tempo per niente non è propriamente uno dei miei passatempi preferiti. 
Il fatto è che io credo profondamente nella funzione sociale dell'assicurazione, intesa come uno "strumento di prevenzione", prevenzione dalla disperazione e dal disastro in cui inevitabilmente cadresti il giorno in cui dovesse andarti a fuoco la casa, o dovessi spaccarti una vertebra di quelle che servono a tenere in piedi tutto il resto, o dovessi arrivare all'età della pensione (anche se questo esempio specifico sembra ora come ora più una barzelletta che altro) per scoprire che la pensione in realtà non c'è, e le alternative sono continuare a lavorare (Dio solo sa come/dove/per chi) o non mangiare per tutti gli anni a venire (pochi, a questo punto).
Credo nella professionalità di chi fa questo lavoro con passione, me per prima, e lo dico senza falsa modestia, perchè il compito più importante di un assicuratore non è farti spendere meno possibile, ma fare in modo che i soldi che tu puoi destinare a questa prevenzione siano spesi nel migliore dei modi, pochi o tanti che siano. E solo tu sai quanti sei in grado di destinarne, tolte le cose imprescindibili della vita: di certo non puoi smettere di pagare il mutuo per pagarti la pensione integrativa, o stare senza riscaldamento d'inverno pur di avere una fantastica copertura Infortuni. 
Ma magari il mio compito è anche farti notare che, se hai un bambino piccolo, una famiglia monoreddito, non tuteli chi porta i soldi a casa con una copertura decente perchè mi dici che per la tua famiglia tirare fuori anche venti Euro al mese è impossibile, e poi FUMI, o vai in palestra regolarmente, o hai lo smartphone... allora direi che sei un completo idiota. Senza falsa modestia, anche questo.
Non passa giorno in cui io non riceva nella mia casella di posta elettronica dai tre ai quattro messaggi di Laure, Paole, Martine che mi invitano a risparmiare sulla Polizza Auto, ovviamente senza sapere minimamente che coperture ho sulla mia auto, ma questo potrei anche sopportarlo. Del resto, Laura, Paola e Martina potrebbero anche starmi simpatiche, in fondo, come la gentile signorina che mi ha telefonato l'altro giorno per offrirmi un mandato da Subagente per Facile.it, precisandomi che avrebbero pensato a tutto loro (l'installazione del software nel MIEI computer, la gestione dei contratti con i nomi dei MIEI Clienti) e poi in caso di dubbi LEI sarebbe stata il mio referente, una sorta di tutor con la voce da bambina di sette anni, che quando io ho iniziato a fare questo lavoro probabilmente non era ancora nata, o al massimo gattonava. Sicuramente più dei protagonisti delle pubblicità televisive dei comparatori, quelle fatte apposta per telespettatori affetti da demenza, dal gioco a premi del cane magro (ho sempre detto quanto io ami i gatti) con i concorrenti con il quoziente di intelligenza pari a quello di una pianta morta, all'allegra famigliola che fa la danza della pioggia o la seduta spiritica, rovinando irrimediabilmente il processo di crescita dei due bimbi, segnati per sempre dall'esperienza traumatica della scelta della Compagnia (da cambiare ogni anno, tassativamente, giusto per non perdere il gusto dell'orrido). Giuro che nessuno dei miei Clienti, nemmeno i più semplici tra i più semplici, anziani illetterati, casalinghe di una volta, operai stranieri, nessuno di tutti quelli che entrano da me merita di fare quella figura (ecco una nuova chiave di lettura... sono QUELLI LA', sono le piante morte i Clienti ideali per i cani magri).
Ciò che non sopporto è il bombardamento mediatico che arriva dall'alto. Quello da parte di chi ha mangiato, sprecato, rubato all'inverosimile, e poi ti viene a dire che l'italiano medio potrebbe risollevarsi dalla crisi risparmiando sull'assicurazione. Gente che, con ogni probabilità, non sa assolutamente quanto costa una qualunque copertura, dalla RC del Capofamiglia alla Infortuni del Conducente, ma caccia sempre le assicurazioni in tutti i Decreti volti a salvare il Paese. Vuoi mai che prendendosela con gli assicuratori-tutti-ladri l'italiano medio eviti di accorgersi che sono state rinnovate certe consulenze miliardarie, o che certi nomi che dovevano uscire dalla porta sono poi rientrati dalla finestra. Un po' come la caccia all'evasione, bandiera di qualunque partito, panacea universale per ignoranti (come se davvero si potesse salvare l'Italia con i soldi degli evasori! E' evidente che l'evasore piuttosto che dare un Euro all'erario chiude baracca e burattini...).
E pian pianino questa cosa subdola sta arrivando dove deve arrivare, si sta insinuando nella testa della gente, distruggendo il ruolo fondamentale di chi fa il mio mestiere alzandosi tutte le mattine con convinzione. Tre esempi che la scorsa settimana mi hanno fatto molto male dentro:
Esempio n. 1: Ormai è un anno dacchè l'Infame se ne è andato. Lo chiamiamo così adesso - l'Infame - e guai a nominarlo con quello che sarebbe il suo nome di battesimo, salvo attendersi da me severe pene corporali. Sa un che di mafioso, un che di tradimento, quale in effetti è stato: aveva la mia massima fiducia, aveva le chiavi di entrambi i miei uffici, aveva le password dei miei sistemi operativi, tutto perchè io sono stata una deficiente, lo ammetto. Però a conti fatti ha rubato a mani basse, non soldi ma nomi, non soldi ma dati, non soldi ma copie di contratti, ed è comunque un furto (anche se la legge non lo considera tale, privacy a parte). Commesso col migliore dei suoi smaglianti sorrisi. Il danno economico passerà, ma ci metterò anni a superare la delusione personale. Comunque, è passato un anno, e già qualcuno ritorna, perchè i miei Clienti PER FORTUNA non sono quelli del cane magro, e a volte guardano oltre la mera cifra finale. Sto ascoltando i loro commenti, e molti mi sorprendono, perchè nella ricerca di "professionalità" (fondamentale!! Evviva!!) criticano il collaboratore-fotografo, quello che avevo preso come sostituto dell'Infame e che si è dimesso a Natale per fare il fotografo-non-collaboratore. 
Dicono che non fosse abbastanza preparato, dicono che non fosse abbastanza sicuro, dicono che non fosse abbastanza pronto... soprattutto in casi di domande molto tecniche, rispondeva "io faccio questo lavoro da tre mesi e questa cosa non la so, posso informarmi meglio in Agenzia e poi vi do una risposta esauriente?" cioè esattamente quello che è giusto, corretto e sacrosanto rispondere quando non si è preparati a sufficienza (tanto meglio se neofiti e quindi con la marca da bollo sulla Scusa Pronta)! Perchè l'Infame invece rispondeva sempre. Certo, rispondeva il più delle volte la prima cosa che gli passava per l'anticamera del cervello, magari una panzana colossale, ma detta in modo spigliato e con lo smagliante sorriso di cui sopra. Del resto, avevo spinto io all'estremo, negli anni, questa sua naturale empatia, questa capacità innata di piacere alla gente qualunque cosa tu dica, ma di certo non mi aspettavo di assistere al sorpasso dell'empatia sulla professionalità. Della simpatia sulla serietà. Della chiacchiera sulla verità. Ma di che mi stupisco in fondo, non è forse lo specchio fedele di ciò che socialmente ci circonda? Quante balle clamorose ci beviamo, senza nemmeno accorgerci di dove stiamo sprofondando, solo perchè nascoste da larghi sorrisi? Io sono personalmente terrorizzata dalla perdita di professionalità, serietà e verità, e da tutti i bei faccini che hanno sempre le risposte pronte. Non so voi.
Esempio n. 2: Questo è stato un vero dispiacere personale. Un caro amico, a cui sono legata da stima reciproca e da profondo affetto, ha assicurato con me casa, attività, autovetture, tutto tolto all'assicuratore di una vita che adesso non c'è più (a quanto pare il figliolo non ha la stoffa del padre, avrebbe fatto meglio a prendere un'altra strada, questo passare le Agenzie di generazione in generazione è una fissa maniacale delle Compagnie e a mio parere spesso genera clamorosi autogol). Tutto contento - almeno spero - per quanto riguarda i Rami Elementari (mi scuso per il gergo tecnico, sarebbe tutta la roba che non è RCA), perchè a parità di premi pagati ha capito perfettamente che avevamo rovesciato le coperture come calzini da lavare, aggiungendo ubicazioni prima non assicurate, migliorando i prodotti, adattando le coperture mai riviste da anni ai suoi effettivi rischi. Un po' meno sulla RCA dove - candido candido - mi ha sottolineato che sperava di spendere almeno la metà. Me l'ha ripetuto addirittura due volte, in due diverse occasioni, chissà se ha sentito il PAF! del mio sedere che cadeva giù dal pero. Convinto, lui. Taci che si era al telefono, altrimenti avrei potuto prendergli i contratti dalle mani e buttarli direttamente nel tritacarta. Perchè parliamo di una persona estremanente intelligente, pratica, esperta di vita e di mercato. Che con la sua sovrumana cazzata mi ha aperto tutto un mondo nuovo, dove siamo ormai approdati. Sottolineo che aveva comunque risparmiato, sulle sue RCA, a parità di garanzie, cifre variabili tra il dieci ed il venti percento, numeri che io non ritengo del tutto vomitevoli. Ma è proprio l'abitudine generalizzata a sparare cazzate su tutto ciò che verte il mondo delle assicurazioni che mi fa male. E' evidente che se io potessi farti il 50% in meno del Collega defunto (non prendo neanche in esame il figlio, che non è realmente definibile un assicuratore), o era un ladro lui, o io ti sto dando un prodotto completamente diverso. Primo. E secondo, anche se davvero sulla RCA speravi di avere un trattamento diverso (perchè poi?), è fondamentale che tu guardi il pacchetto assicurativo nel suo complesso, nella sua bontà totale, nel suo effettivo miglioramento rispetto a quanto avevi prima, e neanche parlo dell'importanza di avere una persona di totale tua fiducia che te lo segue, cosa di cui lui si rende perfettamente conto e infatti l'ha aggiunto subito, salvandosi in zona Cesarini dal tritacarta, che dovrebbe essere il motivo principale per cui rivolgersi ad un assicuratore professionista e non ad un cane magro. Io comprendo perfettamente che c'è tutta una fascia di utenti per i quali la RCA è al pari una odiosa tassa imposta, quasi come il canone RAI, da pagare il meno possibile, ma quando anche gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani, i professionisti cominciano a pensarla così allora preparatemi pure la bara. Sgorbiata a mano, che fa tanto figo.
Esempio n. 3: Parlo con una mia carissima Cliente dei rinnovi del suo pacchetto, nel quale c'è la macchina del vecchio padre, che fa pochi chilometri e non è più bravo a guidare come una volta. Forse potrebbe essere utile, nel loro caso, installare la scatola nera, quel marchingegno che la mia attuale Compagnia sorta dalle ceneri della vecchia spinge come una bestia. Io sono sempre io, quindi propongo la scatola nera spiegando ben bene i suoi pro e i suoi contro (già il fatto che le Compagnie la spingano come bestie dovrebbe far rizzare qualche antennuccia, ma sembra che per i telespettatori del cane magro questo sia un concetto troppo complicato da capire). 
I pro sono molti, dall'assistenza stradale completa con operatore premuroso, al fatto che comunque è un satellitare e quindi se ti rubano la macchina sappiamo dov'è (o quanto meno sappiamo dov'è che il ladro ha buttato il satellitare dopo averlo smontato...), alla gestione del sinistro in tuo favore se la tua controparte vuole fare la furba e dice che sei stato tu a mancare precedenza quando invece eri ancora fermo all'incrocio. C'è - a mio parere - un solo contro, ma purtroppo è bello grosso: non puoi mentire. Non puoi far finta di andare a 50 quando vai a 60, lei lo sa. E se tu vai a 60 dove c'è il limite di 50 e un altro ti taglia la strada, a occhio nudo hai ragione tu. Con quell'affare dentro al cofano, no. Anche se la strada è enorme e il limite è stupido. Quanto meno si va in concorsuale (e ne vedremo parecchi, di sinistri concorsuali, con quelle macchinette in funzione, d'ora in poi). Basta saperlo, credo, poi uno fa quelle scelte contrattualmente consapevoli che piacciono tanto ai nostri legislatori. 
La signora mi dice che è meglio di no, suo padre è un po' irrequieto alla guida, tende anche a sbagliare corsia in tutte le rotonde (come il 90% degli italiani motorizzati, aggiungo io), e poi il premio è già calato abbastanza del suo rispetto al 2013, quindi no, grazie, niente affarino estraneo nel motore. Io però, per amor di completezza, le dico ok, sono d'accordo con te, comunque con l'affarino il premio scendeva di 220 Euro. Non avevo neanche finito la frase che lei mi dice: allora mettimelo. Io per certe cose vado via di testa. Mi hai appena detto di no, MOTIVANDOMI la tua scelta! Ma lei insiste: ma scherzi, 220 Euro sono soldi. Assolutamente. Qual è il punto? Il punto è che 220 Euro sono soldi, ma non PER LEI. E io lo so, perchè assicuro la sua azienda. So dove va in ferie. Vedo come si veste. E le auguro che tutto continui così, per carità, è ancora uno dei pochi casi rimasti di imprenditori che non fanno la fame. Non mi è piaciuto questo svendersi immediato per una cifra non realistica, vuol dire che non riflettiamo più, caliamo subito le braghe, rinneghiamo le parole appena dette che ancora echeggiano a tre centimetri dalle nostre bocche, per... qualcosa che ci ha IMPOSTO un pensare comune. Ci siamo uniformati al cane magro. Siamo passati da un estremo all'altro col denaro, dal buttarlo via al non farlo più circolare, e non per una effettiva esigenza ("non ne ho"), ma solo perchè fa figo, come la mia bara sgorbiata a mano.
Esempi stupidi? Forse. Ma rispecchiano un clima sociale che non va bene. L'eterna svendita, ma delle idee. La lotta al ribasso, dei pensieri. Non so se avrò davvero la voglia di continuare ad essere un professionista serio in questo stato di cose, mentre camminiamo tutti allegramente in un'unica direzione. 
Il fatto è che mentre, per la prima volta, ho effettivamente per le mani la possibilità di una scelta, di una alternativa reale e concreta che non c'entra assolutamente un tubo con il mondo delle assicurazioni, sotto sotto temo che quand'anche questa alternativa diventasse il mio lavoro, rispecchierebbe anch'essa la discesa verso l'appiattimento, e mi perderebbe tutta la passione che ci vedo ora. La stessa passione che avevo vent'anni fa per il mio lavoro, e che non ho più. Decisamente.